Vino italiano: i dazi mettono a rischio 1,5 miliardi di fatturato

Vino italiano: i dazi mettono a rischio 1,5 miliardi di fatturato

I dazi USA terrorizzano i produttori di vino italiano. Dopo il record dell’export nel 2019 la situazione potrebbe cambiare. Ecco cosa succederebbe

Una minaccia imminente per il vino italiano: i dazi USA potrebbero, infatti, presto schizzare fino al 100%, come è già successo per formaggi e liquori Made in Italy. Sarebbe un duro colpo per un settore che è primo per esportazioni di wine & food italiano e che ha proprio negli Stati Uniti il principale mercato, con un giro di affari di oltre 1,5 miliardi di euro l’anno.

Nei giorni scorsi si è tenuto l’incontro a Washington, durato tre giorni, tra Phil Hogan, commissario europeo al Commercio, i segretari di Stato al Commercio, Wilbur Ross, e al Tesoro, Steven Mnuchin, e Robert Lighthizer, rappresentante per il commercio dell’amministrazione americana e stretto consigliere del presidente.

L’amministrazione Trump ha intenzione di applicare entro gennaio nuovi dazi ai prodotti europei, in aggiunta a quelli entrati in vigore in ottobre. Dopo aver colpito formaggi, salumi e liquori, la scure potrebbe calare su vino, olio e pasta. Il Wto ad ottobre ha autorizzato gli USA a imporre dazi ai prodotti europei per 7,5 miliardi di dollari, come compensazione per gli aiuti europei al consorzio Airbus.

Se entrassero in vigore si lascerebbe strada libera ai competitor che poterebbero aggredire una grossa fetta di mercato e, ovviamente, calerebbero drasticamente le vendite di vino italiano negli Stati Uniti. Basta guardare ai vini fermi francesi sottoposti all’extra-dazio del 25% che hanno registrato un calo di vendite del 36% a valore nel solo mese di novembre.

Penalizzando il vino italiano l’amministrazione di Trump, tra l’altro, non favorirebbe la produzione locale che è limitata e non dispone di particolari varietà di cultivar e di denominazioni DOC come in Italia e nel resto d’Europa, ma alimenterebbe soprattutto il fenomeno dell’Italian Sounding, con la diffusione di imitazioni dei principali vini italiani.

Per di più il consumatore americano vedrà ridotta la sua scelta. Ad essere preoccupati sono anche gli stessi imprenditori d’oltreoceano che hanno firmato una petizione per fermare la nuova ondata di dazi. L’export del vino italiano aveva festeggiato un nuovo record nel 2019 che vedeva proprio gli Stati Uniti il principale cliente.


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Non resta che aspettare la disposizione finale, sperando che non arrivino nuove penalizzazioni e che entro l’estate giunga una nuova decisione del WTO che possa ribaltare la situazione. Dall’Italia intanto il ministro all’Agricoltura Teresa Bellanova e le associazioni agricole chiedono alla Commissione Ue di individuare meccanismi compensativi.

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