Perché i prodotti Dop e Igp trainano l’export ma sono il punto debole della filiera?

Perché i prodotti Dop e Igp trainano l’export ma sono il punto debole della filiera

Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Aceto Balsamico di Modena fanno da portabandiera al food & beverage italiano ma sono poco competitivi. Cosa possiamo fare?

Nel 2017 i prodotti agroalimentari certificati DOP/IGP/STG, che a fine anno erano ben 818, hanno rappresentato il valore aggiunto per l’export Made in Italy, facendo da traino sui mercati stranieri e contribuendo al raggiungimento del record di esportazioni per 40 miliardi di euro, con ben 8,4 miliardi di euro (il 21% del totale).

Parmigiano Reggiano e Grana Padano, il Prosciutto di Parma, la Mozzarella di Bufala Campana, la Mela dell’Alto Adige e l’Aceto Balsamico di Modena, per citare solo alcuni dei prodotti più noti, grazie soprattutto all’attività dei Consorzi di tutela, fanno da portabandiera al food & beverage italiano ma poi, tranne in pochi casi, non riescono ad affermarsi come meriterebbero.

Infatti sugli scaffali o sui siti di e-commerce sono poco competitivi, innanzitutto perché scontano la mancanza di strategie di comunicazione e marketing globale che ne valorizzi l’autenticità, in secondo luogo per la distribuzione che è limitata. Come avevamo scritto nel nostro articolo, il gran numero di specialità della nostra offerta non aiuta nella scelta ma, anzi, diventa un fattore critico che crea confusione nell’acquirente. Soprattutto ci troviamo di fronte a diverse marche tutte in competizione tra loro che offrono prodotti all’apparenza simili. I consumatori, nella vastità dell’offerta, 2 volte su 3 preferiscono i prodotti Italian Sounding, sempre disponibili, a portata di mano e, per molti, a buon mercato. È il paradosso della qualità, come l’hanno denominato gli esperti analisti dell’Osservatorio Italian Sounding di Authentico.

Authentico, l’App che aiuta a scegliere

Oggi con lo smartphone, che abbiamo sempre con noi, è potenzialmente tutto più semplice, ma nessuno pensa ad utilizzarlo come ausilio per i consumatori. Per fortuna ci abbiamo pensato noi. Basta scaricare l’App Authentico, che è gratuita e facile da utilizzare: con una semplice scansione del codice a barre ci consente di sapere subito se stiamo acquistando un prodotto originale. E se non lo è, niente paura, la nostra app ci aiuta anche a trovare l’alternativa originale al prodotto che cercavamo. Se siamo a casa o per strada possiamo sapere il punto vendita più vicino dove comprare il prodotto o, se preferiamo, il ristorante e la pizzeria dove si cucina solo con ingredienti italiani originali.

La cosa che risulta più evidente sia per gli imprenditori, ma anche per le amministrazioni pubbliche a vario livello, è che il processo di crescita delle IG potrà avvenire solo se si investiranno risorse importanti per la risoluzione dei problemi di natura legale e di tutela. – afferma Mauro Rosati, Direttore Generale della Fondazione Qualivita – Una consapevolezza di cui le aziende dovranno quanto prima farsi una ragione”.

La nostra App rappresenta, quindi, la soluzione a questo problema e, allo stesso tempo, uno strumento efficace di promozione.

Dop, Igp, Stg…all’estero pochi sanno cosa significano

Cosa avviene su un qualunque scaffale di un market all’estero? Davanti alla scelta tra un prodotto Dop o Igp e i tanti fake che li affiancano il consumatore, disorientato dalla presenza di nomi italianeggianti, presunti bollini di qualità e la famosa bandierina tricolore, 2 volte su 3 acquista un prodotto Italian Sounding.

All’estero pochi conoscono il significato delle certificazioni legate alle denominazioni d’origine. In Italia, dove il fenomeno dei prodotti a denominazione di origine negli ultimi 10 anni ha rivoluzionato le abitudini di consumo, pensiamo (e soprattutto pensano molti imprenditori) che i marchi siano conosciuti anche all’estero. Non è così. Nella vicina Germania, come oltreoceano, negli Stati Uniti o in Canada, le persone vogliono mangiare italiano e acquistano sempre di più prodotti che credono essere originali del Belpaese o che lo sono solo nel nome, ma non hanno consapevolezza di ciò che acquistano o mangiano al ristorante. Da cosa dipende?

Il trend degli ultimi 10 anni mostra una crescita continua del sistema DOP IGP che ha così affermato il proprio peso economico nel Paese fino a rappresentare l’11% dell’industria alimentare e il 22% dell’export agroalimentare nazionale. Ma, allora, dov’è il problema? C’è un gap tra la notorietà raggiunta da diverse categorie di prodotto e le strategie dei brand, spesso isolate ed estemporanee. Il punto debole della filiera è rappresentato dalla mancanza di politiche di sistema e, così, i singoli brand, spesso piccoli e poco noti, sono cannibalizzati dai fake, dai prodotti italian sounding.

“Come dimostra la classifica “The Most Influential Brands” con i casi del Parmigiano Reg­giano DOP e del Grana Padano DOP, i marchi collettivi possono essere molto più raggiungibili di tanti marchi privati. – continua Rosati – Se gestito con capacità, se concepito oltre i com­piti di promozione e commercializzazione, il digitale può essere uno strumento molto efficace per colmare il gap di comunicazione con i consumatori, testimoniando loro il valore della certificazione attraverso sia l’aumento del­la conoscenza dei marchi che i legami positivi ad essi associati”.

 

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