Export agroalimentare: l’Italia regge bene nonostante il lockdown

Export agroalimentare: l’Italia regge bene nonostante il lockdown

Un realtà diversa da quella prospettata all’inizio della crisi per l’export agroalimentare. L’indagine di Confagricoltura afferma, infatti, che l’Italia regge bene, con qualche differenza tra i prodotti

Nonostante lo stop causato dal Covid-19 l’export agroalimentare italiano sembra tenere bene nella crisi generale che affronta l’intera economia europea. È questo ciò che emerge da un rapporto del Centro Studi di Confagricoltura.

L’export del Made in Italy era partito alla grande ad inizio anno, soprattutto per alcuni prodotti, e senza l’emergenza Covid ci sarebbe stato un aumento considerevole. Nel mese di gennaio si è registrato, infatti, un aumento generale delle esportazioni agroalimentari verso i Paesi UE del 4% e a febbraio del 10%, che hanno subito poi un calo nel mese di marzo (-10%), a causa delle restrizioni agli spostamenti e della chiusura delle attività.

Durante i mesi dell’emergenza molti paesi avevano chiesto che sui prodotti italiani ci fosse la scritta “virus free”, con annesso certificato “Coronavirus free”, nonostante  non si siano registrate segnalazioni di trasmissione tramite il cibo. Richieste ingiustificate che avrebbero potuto mettere a rischio l’intera filiera agroalimentare italiana.

Export nei Paesi Extra-UE

Considerando i primi 4 mesi del 2020 è evidente per l’export agroalimentare italiano un andamento in crescita rispetto al 2019 (+3,7%), che però non riguarda tutti i settori. Guardando, infatti, alle diverse categorie di prodotti, gli incrementi più rilevanti sono relativi agli ortaggi (+30%) e alle carni (+25%). Sono vicini, invece, al +15% prodotti da forno, frutta e ortaggi trasformati, salumi, bene anche olio d’oliva (+11%) e riso (+10%).

Vini e spumanti e formaggi e latticini hanno segnato una forte crescita in gennaio (+24% e +60%), seguita da andamenti negativi nei tre mesi seguenti. Dato comprensibile dovuto alla chiusura e alla riduzione di frequentazione di ristoranti, bar e alberghi.

Comportamento opposto per i cereali e l’olio d’oliva che, invece, hanno visto un importante incremento. Per quanto riguarda le paste alimentari, dopo i primi tre mesi di forte crescita, in aprile hanno registrato una flessione del 48%. C’è stato un incremento anche della domanda di prodotti da forno (panetteria, pasticceria) durante il lungo tempo trascorso in casa.

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Export nei Paesi UE

Con dati alla mano guardando al rapporto di Confagricoltura, da gennaio a marzo del 2020, il valore delle esportazioni dall’Italia verso i Paesi UE, per le principali categorie di prodotti agricoli e alimentari, ha subito solo una piccolissima variazione del – 0,2% rispetto al 2019. Nel dettaglio bene le esportazioni di cereali (+15%), ortaggi (+5,1%), salumi (+11,9%), paste alimentari (+5,8%), preparati di carni (+9,9) e salse (+4,5).

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L’export agroalimentare nel 2019

Nel 2019 le esportazioni avevano registrato un nuovo record del fatturato all’estero con 44,57 miliardi di euro, in crescita del 5,3% rispetto al 2018. Nello specifico, 6,8 miliardi hanno riguardato i prodotti agricoli, che hanno rappresentato il 15% del totale, mentre 37,8 i prodotti dell’industria alimentare, con un peso dell’85%.

l vino, nonostante le minacce sui mercati internazionali dalla Brexit e ai dazi Usa, ha raggiunto i 6,43 miliardi, con un nuovo progresso del 3,2%. Ma la performance migliore è stata quella del settore lattiero caseario che ha superato un fatturato estero di 3 miliardi. Molto positivo anche il risultato della pasta (2,6 miliardi, +7,2%).

Le esportazioni verso i Paesi Extra-UE valgono 16,3 miliardi di euro pari al 37% del totale; il 91% del valore (14,9 miliardi di euro) si riferisce ai prodotti dell’industria alimentare, il restante 9% (1,4 miliardi di euro) ai prodotti agricoli.

I Paesi dove si esporta di più

Tra i principali estimatori del Made in Italy agroalimentare c’è la Germania (con acquisti per 7,2 miliardi, +0,8% nel 2019), seguita dalla Francia (4,9 miliardi, +4%). Al terzo posto gli Usa (4,6 miliardi, +11,2%) che precedono il Regno Unito (3,4 miliardi +0,7%).

Va registrato nel 2019 il grande balzo in avanti del Giappone (1,8 miliardi, + 65%), seguito dalla Svizzera (1,26, 8,5%). In significativo recupero anche la Russia (591 milioni, +5,8%) e la Cina (476 milioni, +8,6%). Qui l’export agroalimentare italiano è cresciuto costantemente negli ultimi anni.


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Ora, poi, la pandemia sembra aver stravolto le abitudini dei consumatori cinesi che cercano di più cibi freschi, di qualità e bio. I principali retailer online hanno, infatti, visto un aumento vertiginoso durante il lockdown della domanda di fresh food. In realtà questo trend era iniziato già da due anni, ma il coronavirus ha impresso un’accelerazione inaspettata. Un’occasione senz’altro da sfruttare per il nostro export agroalimentare.

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