Accordo commerciale Ceta: opportunità o rischi per il Made in Italy?

ceta

Con le elezioni alle porte i comitati contro il CETA spingono per bloccare la ratifica dell’accordo tra Unione Europea e Canada. Cosa comporterà  per le aziende e i consumatori italiani? Quali i pericoli e quali le opportunità? Scopriamolo insieme

La campagna elettorale è al culmine e tornano a farsi sentire i comitati contro il Ceta che chiedono ai candidati di bloccare definitivamente la ratifica dell’accordo commerciale firmato tra il Canada e l’Unione Europea. I partiti si spaccano tra favorevoli (Pd , Forza Italia e centristi) e contrari (M5S, Lega, Sinistra Italiana e Gal), così anche le associazioni di categoria e le organizzazioni.

È davvero una grossa opportunità da non farsi sfuggire o è, invece, un pericolo? Nel dibattito coesistono appunto voci contrastanti: da un lato il vantaggio per le aziende di esportare facilmente e senza dazi, dall’altro la paura di una invasione di prodotti falsi e non sicuri per la salute. E per noi consumatori? Cosa comporterà la convalida definita?

Ceta: vediamo le opportunità

Oggi la presenza sui mercati stranieri sembra essere una vera e propria necessità dettata dalla globalizzazione e dai relativi vantaggi e svantaggi che da essa derivano. L’effetto più visibile del “Comprehensive economic and tradeagreement”, entrato in vigore in via provvisoria il 21 settembre del 2017, è sicuramente l’eliminazione delle tariffe doganali sulla maggior parte di beni e servizi. Il Ceta si propone così di aiutare le grandi e piccole aziende ad aver accesso al mercato americano e di ridurre la burocrazia legata alle esportazioni, con l’abolizione del 99% dei dazi doganali.

L’accordo comprendeafferma Ivan Scalfarotto, Sottosegretario al Mise – disposizioni vincolanti sul mantenimento di elevati standard ambientali e sociali e la più ampia liberalizzazione di linee tariffarie raggiunta nella storia dei negoziati commerciali dell’Ue. Per le nostre imprese sarà più semplice esportare in Canada e questo riguarderà tantissime piccole imprese dotate spesso di risorse finanziarie ridotte per poter affrontare i mercati esteri che, fino ad oggi, si sono confrontate non solo con i dazi ma con tanti ostacoli di natura non tariffaria che caratterizzavano il mercato canadese”.

Il Canada si è impegnato con il Ceta ad aprire il suo mercato a formaggi, vini e bevande alcoliche, prodotti ortofrutticoli e trasformati, provenienti dall’Europa, mentre i prodotti importanti dovranno essere conformi alle disposizioni dell’Ue. Viene, inoltre, riconosciuto il concetto di indicazione geografica in un mercato dove si tutelano solo i marchi registrati. “L’apertura di nuovi mercati – afferma Giorgio Mercuri, coordinatore di Agrinsieme – rappresenta una priorità imprescindibile per l’agroalimentare italiano. È impensabile difendere la nostra agricoltura arroccandoci nei nostri confini nazionali o europei, con posizioni di chiusura o di protezionismo”.

Il Canada ha accettato, infatti, di proteggere 143 prodotti tipici europei con indicazione di origine, di cui 41 italiani che valgono il 92% dell’export nel paese americano. 

Il Prosciutto di Parma, per esempio, potrà finalmente sbarcare sul mercato americano utilizzando il proprio nome,  cosa che fino ad ora non era possibile perché “Parma” in Canada è un marchio privato, depositato da anni dalla società canadese Maple Leaf che vende il suo prosciutto. L’Unione europea non ha fatto, poi, compromessi sulle regole di sicurezza alimentare: non potranno essere, infatti, commercializzati alimenti come la carne agli ormoni o prodotti con organismi geneticamente modificati.

Un giudizio positivo viene anche dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che su Ansa dichiara: “Il Ceta rappresenta un primo passo utile, soprattutto a difesa delle nostre piccole imprese. È per loro che abbiamo bisogno di regole giuste in mercati aperti e reputo un avanzamento positivo il venir meno dei dazi e della burocrazia ad essi collegata”.

Ceta: i rischi

Posizione completamente diversa quella di ColdirettiCgil, Legambiente e Slow Food, perché credono che il trattato legalizzi le imitazioni delle più note specialità enogastronomiche del Made in Italy, alimentando così il fenomeno Italian Sounding. Il Parmesan rimane, infatti, utilizzabile in Canada per indicare il formaggio grattugiato, mentre per alcuni prodotti come l’Asiago, la Fontina, il Gorgonzola è consentito l’uso del termine se accompagnato da “genere” o “tipo”. Questo potrebbe causare una situazione di confusione e rendere difficile ai consumatori distinguere il prodotto originale dall’imitazione di bassa qualità. Chiedono inoltre di aumentare il numero di prodotti DOP/IGP riconosciuti (in Italia quelli food sono 293), anche se in verità sembrano dimenticare che da soli i primi 10 rappresentano quasi l’80% dell’export.

Secondo i sostenitori del NO, il Ceta, non solo amplificherebbe il fenomeno Italian Sounding, ma metterebbe anche a rischio la salute dei consumatori! L’uso di molte sostanze che nell’Ue sono sotto controllo, come il glifosato, in Canada non sono soggette a nessuna limitazione. Molte altre, vietate in Europa, sono ritenute addirittura potenzialmente tossiche e cancerogene per la salute, nonché pericolose per l’ecosistema. Per questo motivo si chiede di approfondire la questione in Parlamento prima che entri in vigore nella sua pienezza, dopo l’approvazione dei Parlamenti di ciascuno degli Stati dell’Unione europea. 

Più informazione dalle aziende per consentire ai consumatori di decidere liberamente

Probabilmente nessun trattato o legge può dare delle vere garanzie ai consumatori, le aziende che esportano potrebbero sfruttare i vantaggi di questi accordi, continuare a fare qualità ed impegnare le risorse per comunicare di più e meglio all’estero. 

In uno scenario di globalizzazione, dove l’etichetta o un accordo non danno garanzie, è necessario che il consumatore, oggi più consapevole ed esigente, abbia a disposizione tutte le informazioni necessarie per decidere liberamente, informazioni che non potranno mai essere stampate nello spazio esiguo destinato all’etichetta.

Da parte nostra noi di Authentico riteniamo che chi va al supermercato per fare la spesa ha il diritto di prendere le sue decisioni in modo consapevole riguardo quello che compra ed essere informato e supportato in questo. Dopo ognuno sarà libero di scegliere! 

Siamo convinti, infatti, che l‘informazione sia la migliore arma per la lotta all’Italian Sounding e per questo abbiamo pensato ad una soluzione innovativa che parte dal basso, proprio dai consumatori, cioè da coloro che effettuano, appunto, le scelte di acquisto e potrebbero essere tratti in inganno. Gli abbiamo fornito uno strumento gratuito ed immediato capace di aiutarli nella scelta, superando il limite dell’etichetta fisica, semplificando il linguaggio e traducendo i termini nelle lingue di chi acquista. Grazie all’App Authentico si può riconoscere in modo semplice e veloce se il prodotto è realmente Made in Italy attraverso la funzione scansione del codice a barre e poter accedere ad una scheda che visualizza un’etichetta parlante.

La mission di Authentico è offrire, quindi, un approccio innovativo al contrasto del fenomeno Italian Sounding, una soluzione che parte da quelli che amano il cibo italiano e fanno le scelte di acquisto. Per saper se stai comprando un prodotto originale e un’imitazione basta scaricare l’App, è completamente gratis e senza pubblicità.

Se invece come azienda vuoi sapere com’è facile aderire al progetto Authentico per vendere di più all’estero e comunicare meglio verso un target alto-spendente basta compilare questo form.

 

 

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