5 incredibili cose che non sapevi sul Pistacchio Verde di Bronte

5 incredibili cose che non sapevi sul Pistacchio Verde di Bronte

Un prodotto unico, figlio della terra siciliana che tutto il mondo ci invidia: il Pistacchio Verde di Bronte, un tesoro autentico da custodire e tutelare. Ma sei davvero sicuro di sapere tutto? Ti sveliamo 5 curiosità per conoscerlo meglio

Non è il solito pistacchio. Il Pistacchio Verde di Bronte ha caratteristiche specifiche ed è coltivato a Bronte, ma anche ad Adrano e Biancavilla, paesi ai piedi dell’Etna, in provincia di Catania, dove ha trovato il suo perfetto habitat.  Ad oggi si contano circa 4.000 ettari di coltura, per una produzione specializzata che conferisce a questo frutto un aroma unico e particolare.

Il Pistacchio Verde di Bronte,  conosciuto in Sicilia anche come “frastuca”, deve le sue peculiarità pregiate al suo territorio: è fondamentale lo straordinario connubio tra la pianta e il terreno lavico che, concimato continuamente dalle ceneri vulcaniche, dà origine a un frutto che supera come qualità la restante produzione mondiale (Iran, Stati Uniti, Cina, Turchia, Siria, Grecia, etc).

Oggi il territorio di Bronte è saturo di pistacchieti, alberi che spuntano tra le rocce laviche. L’oro verde della Sicilia ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata (DOP) nel 2009 ed è tutelato dal Consorzio dal 2004 ed è anche presidio Slow Food. L’appellativo “l’oro verde” attribuito al pistacchio di Bronte deriva dal suo alto valore commerciale che supera all’origine i 40 euro al kg. Dopo 10 anni dall’impianto, 1 ettaro di pistacchieto può rendere quanto 20 ettari di cereali.

La notorietà del Pistacchio Verde di Bronte è cresciuta enormemente negli anni e, di conseguenza, anche la richiesta. È molto apprezzato nei mercati europei e giapponesi ed è utilizzato soprattutto in pasticceria come ingrediente per gelati, paste, creme e liquori. È buonissimo soprattutto al naturale come spuntino, ma è sempre più impiegato nelle ricette dei grandi chef.

Molti si chiedono se la produzione nazionale sia sufficiente per soddisfare la domanda. Il prof. Biagio Fallico, docente di Agraria all’Università degli Studi di Catania, durante la presentazione dell’Expo del Pistacchio DOP ha affermato di si: «Qui c’è pistacchio per tutti». L’80% dell’intera produzione del Pistacchio Verde di Bronte DOP viene esportato all’estero (nell’ordine Francia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Giappone), il restante 20% invece trova impiego nell’industria nazionale (il 55% carni insaccate, il 30% industria dolciaria ed il 15% industria gelatiera).

Ecco le 5 curiosità sul Pistacchio Verde di Bronte che forse sapevi o forse no

Qual è l’origine?

Una pianta vecchia quanto il mondo. Il pistacchio è un arbusto originario del bacino del Mediterraneo. La parola “pistacchio” compare già nell’Antico Testamento. Era noto alle popolazioni orientali dal III secolo a.C., ma arrivò in Italia nel 20-30 d.C. Furono, però gli Arabi nell’800 a iniziare la coltivazione in Sicilia, alle pendici dell’Etna, dove trovò il suo habitat naturale.

Com’è la pianta del Pistacchio Verde di Bronte e come avviene la riproduzione ?

La Pistacia vera è di origine persiana. È una pianta longeva, vive dai 200 ai 300 anni, ed inizia a produrre frutti solo dopo 10 anni dall’innesto. Il fusto è corto, circa 5 metri, la chioma folta con grappoli di frutti ed è molto resinosa. La corteccia è gialla-rossastra, che diventa grigia quando è adulta. Questa pianta riesce a crescere, con le sue radici profonde, tra le fessure di roccia lavica, dove non si può introdurre nessun tipo di meccanizzazione. Ha trovato nella zona dell’Etna il suo clima ideale, ad un’altitudine di circa 400-700 metri sul livello del mare. La pianta di pistacchio (come il kiwi) ha una riproduzione di tipo dioica, cioè ci sono piante con solo fiori maschili e piante con solo fiori femminili. Una pianta maschile non fruttifica, ma il suo polline servirà a fecondare i fiori delle piante femminili. Un sesto di impianto standard di pistacchieto necessita minimo di una pianta maschio ogni 8 piante femmine.

Come si fa la raccolta?

La resa è alta, ogni pianta produce da 10 a 25 kg di Pistacchi Verdi di Bronte. La raccolta è biennale, è fatta solo negli anni dispari, tra fine agosto e gli inizi di settembre: si raccolgono oltre 38mila quintali di pistacchi. Negli anni pari, di “scarica”, si procede alla sola potatura. Questa procedura si tramanda da padre in figlio dalla notte dei tempo, perché nei periodi di riposo la pianta assorbe dal terreno lavico le sostanze necessarie per produrre un frutto ricco di aromi e sapori inconfondibili. E guai a mangiare i pistacchi in questo periodo! La raccolta è fatta a mano, facendo cadere i frutti in un contenitore, scuotendo i rami. Il frutto è, poi, “sgrollato”, cioè separato dal mallo ed asciugato per 3-4 giorni al sole: si ottiene così la “Tignosella”, come è chiamato localmente.

Come si riconosce il Pistacchio Verde di Bronte DOP originale?

Il Pistacchio Verde di Bronte non è sottoposto né a salatura, né a tostatura. l guscio ha una forma vagamente concava. Il colore che lo rende subito riconoscibile ad occhio nudo è il verde smeraldo del frutto, per l’elevata concentrazioni di clorofilla, se è giallo non è di Bronte. La pellicola, invece, è violacea. La forma è allungata, il sapore è aromatico, deciso, tendente al dolce: non troverete mai il Pistacchio DOP salato (attenti alle imitazioni).


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Quali proprietà ha?

Il Pistacchio Verde di Bronte è ricco di sostanze nutritive. Le sue proprietà sono sfruttate in molte patologie, come quelle cardiovascolari, e per migliorare la qualità della vita durante l’invecchiamento. È particolarmente ricco di ferro, calcio, fosforo, potassio e zinco. 100 g di pistacchi garantisce 683 calorie, 20% di proteine, 50% di olio, poi zuccheri, vitamine e sali minerali. Buono l’apporto di magnesio che contribuisce al buonumore. L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia 30 g di pistacchi al giorno, magari come spuntino.

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