5 incredibili cose che non sapevi sulla Piadina Romagnola

5 incredibili cose che non sapevi sulla Piadina Romagnola

Tra i prodotti tipici italiani famosi nel mondo, la vera Piadina Romagnola è realizzata con ingredienti semplici e naturali. Ma sei sicuro di sapere davvero tutto? Ti sveliamo 5 curiosità per conoscerla meglio

La Piadina Romagnola, nota anche come Piada, è senza dubbio uno dei prodotti più apprezzati della gastronomia italiana. Semplice, economica e soprattutto buona riesce a soddisfare davvero ogni gusto. Pochi ingredienti naturali che seguono le ricette tradizionali delle popolazioni contadine dell’Emilia Romagna.

In origine era il cibo popolare per antonomasia, usato come pane dagli strati più poveri della popolazione. Oggi è, invece, un simbolo della Romagna e una pietanza conosciuta e consumata in tutto il mondo.

Per tutelare la tradizione, la storia e l’identità, nel 2014, la Piadina romagnola, compresa la sua variante “alla Riminese”, è stata registrata nella lista dei prodotti ad Indicazione Geografica Protetta (IGP), grazie al Consorzio. Nel 2015 una sentenza del Consiglio di Stato ha, inoltre, sancito, per contrastare qualsiasi imitazione, che questo delizioso prodotto potrà essere prodotto solo in Romagna, nella sua terra natale.

I celebri chioschi sono la modalità maggiormente diffusa di distribuzione e produzione: qui le piadine vengono realizzate al momento e poi farcite. Fate attenzione al colore dei chioschi! Quelli tradizionali sono colorati a bande verticali e i colori sono standard per varie località: a Forlì e Cesena sono bianchi e rossi, mentre a Ravenna sono bianchi e verdi.

Secondo la classifica dei 10 prodotti italiani più amati al mondo nel 2018, dell’agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co., la Piadina Romagnola è in seconda posizione, dopo ‘Nduja e Pesto.

Ecco le 5 curiosità sulla Piadina Romagnola che forse sapevi o forse no

1 – Qual è l’origine della Piadina Romagnola?

È impossibile stabilire con certezza quando sia stata ideata la prima vera Piadina Romagnola. I primi a cucinarne una versione rudimentale sono stati gli Etruschi, mentre alcuni prodotti molto simili alla piadina moderna venivano già realizzati al tempo degli Antichi Romani. Tra i primi a citarla c’è Virgilio nel VII libro dell’Eneide, quando scrive di una “exiguam orbem”, un disco sottile che una volta abbrustolito, veniva diviso in larghi quadretti. Tra i cantori della Piadina Romagnola troviamo anche illustri esponenti della letteratura italiana, come Marino Moretti, Aldo Spallicci e, soprattutto, Giovanni Pascoli, che la definisce il pane nazionale dei Romagnoli. Tradizionalmente la Piadina Romagnola veniva cotta su un piatto di terracotta, detto “teggia”, che oggi è stato sostituito con piastre di metallo o lastre di pietra chiamate “teste”.

2 – Da cosa deriva il nome?

Il nome piadina potrebbe derivare dal greco “platokis” (focaccia), ma non è che una delle tante idee sull’origine del nome. C’è chi la vuole collegata al romagnolo “piè, piès” che vuol dire rassodarsi, chi a “fiadone”, una preparazione simile che troviamo in Abruzzo. L’origine potrebbe anche rifarsi ai tanti pani azzimi orientali: nel Talmud babilonese “pita” indica un pezzetto di pane. Altri invece collegano il nome all’asse di legno dove si appoggiano i prodotti da forno: “piàdena”.

3 – Come si fa la Piadina Romagnola?

Gli ingredienti di base della Piadina Romagnola includono: farina di grano tenero, acqua, sale e grassi, tra cui strutto, olio d’oliva e olio extravergine d’oliva. Tra le materie prime facoltative troviamo sicuramente gli agenti lievitanti più comuni, purché non vengano aggiunti conservanti, aromi e altri additivi. L’impasto viene suddiviso manualmente o meccanicamente in pani o palline, con dimensioni diverse a seconda della piadina che si intende ottenere. Queste vengono, poi, appiattite con la laminatrice meccanica o manualmente con un mattarello. La piadina deve essere cotta su una piastra, per un massimo di 4 minuti complessivi. Qui trovi la ricetta originale della Piadina romagnola

4 – Come si riconosce?

L’aspetto è quello di un disco appiattito di colore bianco-avorio, ricoperto di piccole macchie di colore ambrato o marroncino, tipiche dell’abbrustolimento dell’impasto durante la cottura. La consistenza è compatta, rigida e friabile. Generalmente lo strutto conferisce una certa elasticità al prodotto, mentre l’olio d’oliva lo rende più friabile. Bisogna comunque fare una distinzione tra la Piadina Romagnola IGP e la Piadina Romagnola alla Riminese IGP. La prima è più piccola, con un diametro tra i 15 e i 25 centimetri, più doppia anche fino 8 millimetri di spessore. Per questo motivo la sua consistenza è normalmente più rigida e compatta rispetto all’altra variante. La Piadina Romagnola alla Riminese IGP, invece, è più larga, tra i 25 e i 30 centimetri di diametro, ma nettamente più sottile, con uno spessore di massimo 3 millimetri. Pertanto, risulta più morbida e flessibile, mentre le macchie ambrate in superficie sono molto più evidenti.

5 – Qual è la differenza tra Piadina Romagnola e Crescione?

Nella tradizione culinaria romagnola si fa spesso confusione tra la Piadina Romagnola e il Crescione. In realtà quest’ultimo non è altro che una piadina che viene farcita prima della cottura, per essere ripiegata e chiusa lungo i bordi. Il nome “crescione” deriva dall’omonima pianta aromatica, un tempo molto utilizzata in cucina. Questa tradizione deriva dal largo uso che si è sempre fatto nella cucina romagnola delle erbe, comprese le foglie della barbabietola o bietole. Per renderla più saporita, nel ripieno, spesso sono aggiunti aglio, cipolla o scalogno.