Mentre in Italia si stappa Champagne, all’estero si brinda col Prosecco

Spumante: boom esportazioni per Natale, con in testa il Prosecco

Un momento d’oro per lo spumante italiano, soprattutto il Prosecco, che batte anche lo champagne francese. Gli inglesi i consumatori più appassionati, seguiti dagli americani

Non c’è un vero brindisi senza bollicine. In tutto il mondo durante le feste di Natale e Capodanno si stapperanno bottiglie di spumante italiano, in particolare di Prosecco. Anche quest’anno si registrerà il record storico di consumo, con un valore superiore a 1,5 miliardi, con un +13% di esportazioni.

All’estero finiscono 500 milioni di spumeggianti bottiglie, pari al 70% della produzione nazionale di spumante. I consumatori più appassionati sono gli inglesi, nonostante la Brexit, mentre gli Stati Uniti sono al secondo posto, ma  piace molto anche in Russia, dove c’è stato un incremento del 21%, e in Giappone, +18%. Lo spumante italiano domina, dunque, nei brindisi di tutto il mondo, superando lo champagne. I francesi, però, ci battono sul valore: 25 euro è il prezzo medio per un litro, solo 3,92 per il Prosecco. Questo è aspetto sul quale dobbiamo ancora migliorare.

Principali clienti           Incremento percentuale

Gran Bretagna               +5%
Stati Uniti                       +13%,
Germania                       +6%.
Francia                            +21%
Russia                             +21%
Giappone                        +18%

Ad avere maggiormente successo è il Prosecco, insieme all’Asti e al Franciacorta, con numeri da capogiro: 466 milioni di bottiglie distribuite nell’anno che si sta chiudendo, con ben 350 milioni di bottiglie che hanno raggiunto gli scaffali internazionali (Consorzio di Tutela Prosecco DOC).

Il Prosecco è un vino bianco DOC (Denominazione di Origine Controllata) o nella versione Prosecco Superiore DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), che viene prodotto solo in alcune province del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Quello fermo, dal sapore fresco, è perfetto per accompagnare antipasti e primi leggeri, mentre quello con le bollicine, è il classico calice da aperitivo o da dessert.

Il successo esplosivo dello spumante italiano alimenta la sua popolarità, ma moltiplica anche i tentativi di imitazioni. Uno dei prodotti più colpiti è proprio il Prosecco: Kressecco e Semisecco sono alcuni dei nomi bizzarri più utilizzati all’estero, che richiamano palesemente al nostro vino DOC. Il fenomeno Italian Sounding continua ad essere diffuso e a danneggiare i produttori di vino italiano.

L’Australia, per esempio, produce la sua versione di Prosecco Australiano e gli enologi locali sostengono di avere il diritto di nominarlo così. I viticoltori australiani hanno piantato, 20 anni fa, la varietà di quest’uva nella King Valley di Melbourne, una regione con un forte patrimonio italiano. La questione, però, è complicata perché un decennio fa il Prosecco era il nome dell’uva, poi chiamata Glera, mentre il Prosecco DOC è stato ufficialmente creato nel 2009. Per questo motivo i viticoltori italiani, pur riconoscendo la qualità dell’uva australiana, affermano che non dovrebbero poter utilizzare il nome del brand Prosecco sulle etichette dei vini australiani.


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Il grande successo del settore vitivinicolo è senza dubbio merito dei tanti imprenditori italiani che hanno saputo fare sistema, lavorando moltissimo sia sulla qualità, sia in ambito commerciale, cogliendo le opportunità di crescita derivanti dai nuovi mercati di consumo del vino. Insieme per affrontare una duplice competizione, quella leale dei mercati emergenti, e quella sleale della contraffazione e dell’Italian Sounding.

 

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