Le ciociole di Natale, quelle eccellenze irrinunciabili!

ciociole di natale

Tra una chiacchiera e un’altra coronano i menu natalizi. A Napoli  le ciociole di Natale sono una tradizione, e tra esse si nascondono delle eccellenze campane. Quali?

Le ciociole di Natale, un termine davvero sfizioso che si sente riecheggiare durante le festività natalizie soprattutto nelle case della Campania. L’origine del loro nome probabilmente deriva dal termine “ciocio” che vuol dire “sciocco”, forse perché potevano risultare più frivole rispetto ai piatti elaborati dei menu delle feste natalizie, oppure deriva dal latino “flacces” le bucce, importanti per i campani che le utilizzano spartanamente come segna numeri sulle cartelle della tombola, o, semplicemente è un termine onomatopeico per indicare il suono che facevano le noccioline quando venivano agitate tra le mani per farle raffreddare, perché prima si servivano appena tostate. Fatto sta che accompagnano le chiacchiere di fine pasto e i momenti di convivialità dello stare seduti tutti insieme. Alcune di esse hanno delle caratteristiche organolettiche davvero pregiate, dei veri prodotti autentici made in Campania, tanto da aver ottenuto la denominazione IGP. Scopriamole insieme!

La squisita castagna del prete

La castagna del prete è una preparazione tipica delle feste natalizie, rappresenta un prodotto tipico dell’Irpinia. La ricetta tipica ha origine a Montella, dove la produzione di castagne si fregia della denominazione IGP.

Sembra che i monaci Benedettini per volere dei Borboni abbiano sperimentato vari innesti per creare i Marroni, molto utilizzate in varie preparazioni culinarie campane e non solo. C’è una leggenda che le vede protagoniste, che narra di un monaco a cui erano state donate molte castagne e le caricò su un mulo per trasportarle a casa. Poiché il carico risultò gravoso per il mulo, quest’ultimo si accasciò facendo riversare tutte le castagne nel fiume. Il monaco, sebbene deriso dagli abitanti del villaggio decise comunque di ripescare le castagne e a riportarle a casa. Dato che erano bagnate decise di metterle in forno per asciugarle. Il risultato all’assaggio fu veramente sorprendente, e vera o no la storia, essa racchiude il procedimento per le castagne del prete.

Fico bianco del Cilento, lo spuntino serale di Ancel Keys

il Fico Bianco del Cilento, solo se essiccato e della cultivar Dottato, si vanta del riconoscimento DOP. Era oggetto di discorsi già da Catone e Varrone, perché rappresentava una vera ricchezza per l’economia locale. È così radicati nel territorio che è risaputo che anche Ancel Keys, nutrizionista americano che visse in Cilento ai tempi in cui coniò il termine “dieta mediterranea” come stile di vita, mangiasse due fichi secchi tutte le sere prima di andare a dormire.

È protagonista di una tradizione che riguarda la festa di Santa Lucia. La sposa, come segno augurale, regala quel giorno allo sposo la “jetta” di fichi, un ramo con i frutti del fico secco imbottiti di nocciole e mandorle.

Noce di Sorrento di buon auspicio o legate all’occulto?

La noce di Sorrento è la più pregiata della Campania ed è molto conosciuta anche a livello internazionale. Dalla sua varietà è nato un gran numero di biotipi che risalgono tutte alla varietà Noce di Sorrento.

La loro presenza è molto antica ed è accertata dai ritrovamenti di alberi carbonizzati negli scavi di Pompei. E sono presenti noci anche in affreschi ritrovati. C’è stato un periodo in cui venivano utilizzate come alternativa al denaro per pagare le tasse all’epoca di Carlo Magno.

Ci sono poi significati propiziatori legati al noce, così come accade per altre produzioni. Secondo la tradizione, infatti, ai novelli sposi venivano lanciate delle noci in segno benaugurale, perché considerate simbolo di fecondità. Diverso significato invece assumeva la noce nella mitologia romana, secondo la quale essa era considerata simbolo degli inferi. Fecondità o arte occulta? Il sapore chiarisce tutto!


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Nocciola di Giffoni, una tira l’altra

È strettamente legata al territorio, essendo un prodotto IGP, come testimoniano numerosi scritti latini che descrivono la Campania come terra madre delle nocciole.

Ci sono comuni campani che prendono proprio nome da esse, come Corleto Monforte da “coryletum”, ovvero “luogo piantato di noccioli”, dal nome scientifico “Corylus avellana”. Durante il regno borbonico iniziano ad acquisire un alto valore commerciale poiché era allora che iniziarono anche ad essere esportate.

Anche se rappresentano un prodotto molto richiesto dall’industria dolciaria, mangiata anche a crudo è squisita, una tira l’altra, soprattutto a Natale quando fanno capolino sulle tavole imbandite!

Unire tutti questi prodotti, che valorizzano il made in Campania, può rendere il Natale e tutte le festività natalizie ancor più autentiche, proprio quest’anno che possiamo trovare una grande felicità anche nelle piccole cose!