La biodiversità è davvero un vantaggio per l’export italiano?

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Il Made in Italy è un brand fortissimo, la nostra biodiversità è tra le prime al mondo, dovremmo essere i principali esportatori dell’agroalimentare europeo eppure siamo solo al 5° posto

In Italia abbiamo 538 cultivar di olio, oltre 600 vitigni autoctoni e ben 825 prodotti di qualità a Indicazione Geografica DOC – DOP – IGP – STG, eppure nella classifica dell’esportazione enogastronomica dei paesi europei non siamo i primi. L’Olanda, con solo 31 prodotti IG, è invece al primo posto con 87 miliardi di euro di export. La Germania con 130 prodotti di qualità è al secondo con 76 miliardi. L’Italia, nonostante l’enorme biodiversità, si posiziona solo al 5° posto con un export agroalimentare a quota 41 miliardi.

Abbiamo già parlato in questo articolo dei principali motivi strutturali di questo importante divario che penalizza l’Italia (leggi l’articolo 7 motivi per cui siamo solo al 5° posto nella classifica export agroalimentare) ma vorremmo soffermarci sulla principale sfida che pone una tale biodiversità: il marketing.

Siamo di fronte a quelli che alcuni definiscono il paradosso della biodiversità. La biodiversità è un valore ed una ricchezza per un paese ma, nel contempo, può rappresentare un limite in campo economico perché il numero di prodotti e la varietà aumenta la complessità della comunicazione in maniera esponenziale. In buona sostanza, abbiamo troppa carne al fuoco.

Un’indagine condotta dall’ICE tra gli operatori professionali esteri, ha evidenziato che l’eccessiva ricchezza del mercato agroalimentare italiano viene considerata un freno. Quello che noi consideriamo un vantaggio, ed è innegabile che lo sia, all’estero diventa una complessità, perché l’enorme varietà italiana nel settore agroalimentare è difficile da comunicare, difficile da comprendere, da memorizzare e quindi da scegliere. Nel consumatore estero avviene il fenomeno, descritto magistralmente dal psicologo Barry Schwartz, conosciuto come “Paradosso della scelta“. Nel settore vinicolo, ad esempio, si registra una presenza sul mercato di troppe marche, che talvolta si sovrappongono l’una sull’altra con effetti cannibalizzanti. Troppa scelta, meno vendite.

A testimonianza di questa tesi ci sono i dati di Ismea-Qualivita. In Italia abbiamo oltre 450 tipologie di formaggi, ma analizzando i dati di vendita si scopre che le 4 principali denominazioni – Grana Padano DOP, Parmigiano Reggiano DOP, Mozzarella di Bufala Campana DOP, Gorgonzola DOP – rappresentano da sole oltre l’86% del valore all’export dei formaggi DOP IGP.

La maggioranza delle aziende enogastronomiche italiane non riescono a esprimere in campo marketing lo stesso livello di competenza che hanno acquisito sui fronti agroalimentare ed enologico

Sicuramente colpa delle dimensioni delle aziende agroalimentari italiane (in Italia solamente l’1,7% delle imprese alimentari ha più di 50 addetti, contro il 10,5% della Germania) che genera un gap di competitività sul campo della comunicazione internazionale. Questo divario viene evidenziato dal valore del nostro export, sopratutto in settori maturi come quello del vino, dove in volumi riusciamo a superare anche la Francia su alcuni mercati, ma con un valore decisamente inferiore. Questo gap di comunicazione viene sfruttato anche dalle aziende concorrenti che immettono sul mercato prodotti falsi, imitando le nostre specialità agroalimentari e dando vita al fenomeno dell’Italian Sounding.


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Con questo non vogliamo dire che la cultura della biodiversita’ sia un errore, anzi. La tipicità delle nostre produzioni rappresenta oggi una delle leve riconosciute del vantaggio competitivo italiano. Una cultura alimentare radicata e diversificata, un sistema produttivo che tenta di resistere all’impatto della modernizzazione, mantenendo diverse aree agricole esenti dall’omologazione che ha invece investito altre agricolture europee.

Gli italiani stanno maturando la consapevolezza che la varietà e la qualità di cibi di cui possono disporre è oggi fortemente legata alla presenza di un ricco patrimonio genetico vegetale ed animale. Il legame tra biodiversità e qualità degli alimenti ha reso evidente l’importanza della conservazione della diversità biologica non solo in funzione di equilibri ecologici complessi, ma anche in relazione a concreti parametri di benessere come quelli dettati dalla dieta mediterranea.

Vogliamo solo evidenziare che, in un’ottica di sviluppo sostenibile della biodiversità, la comunicazione diventa prioritaria al fine di promuoverne lo sviluppo del sistema agro-alimentare italiano per valorizzare e sostenere le nostre eccellenze al di fuori dei confini nazionali dove c’è una domanda che supera l’offerta.
Il saper dire oggi è importante quanto il saper fare.

 

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