Carne sintetica: siamo sicuri sia una valida alternativa sostenibile?

carne sintetica com'è fatta?

Il trend dei cibi fatti in laboratorio è in costante crescita, si stima che entro il 2027 gli investimenti in tal senso arriveranno entro i 750 miliardi di dollari. Ma siamo sicuri sia una scelta veramente sostenibile?

Il problema della sostenibilità legato al continuo aumento della popolazione mondiale, la cui crescita si prevede toccherà i dieci miliardi nei prossimi trent’anni, con conseguente aumento del fabbisogno di risorse disponibili del 25% rispetto ad oggi, spinge a trovare alternative convincenti e sostenibili a livello ambientale rispetto a quelle attuali.

Ecco perché il futuro dell’alimentazione ormai comprende sempre di più cibi modificati e creati in laboratorio.

Proteine alternative è la parola chiave. Farine di insetti, prodotti vegan, carni vegetali, cibi arricchiti con ferro o selenio ormai rappresentano una curiosità crescente per gli investitori e per i consumatori. In particolare, negli ultimi anni, le ricerche si sono concentrate anche sulla produzione di carne sintetica. Gli allevamenti animali di tipo intensivo rappresentano una delle principali cause di inquinamento atmosferico, idrico e sono tra le principali cause del riscaldamento globale.

Ma gli Italiani sono pronti a mangiare salsicce finte?

Nel 95% dei casi la risposta è no, gli italiani non sono disposti né ad assaggiare la carne sintetica né a cambiare le proprie abitudini alimentari. Del resto in Italia non abbiamo grandi allevamenti intensivi e abbiamo il consumo pro-capite tra i più bassi in Europa, 79 kg a persona all’anno. Inoltre, il 45% degli italiani privilegia quella proveniente da allevamenti italiani, quindi sentiamo poco la problematica.

Com’è ottenuto il cibo sintetico?

La carne sintetica è prodotta in laboratorio a partire da cellule staminali di origine animale, coltivate ed alimentate con sieri (sempre di origine animale), attraverso un bioreattore. Questo apparecchio è in grado di far crescere tessuti ed organismi biologici.

Altrimenti, c’è un metodo che prevede la riproduzione “in vitro” del muscolo reale, che per il momento è ancora in fase di semplificazione.

In entrambi i casi, non è dunque prevista la macellazione di animali vivi. Esistono, tuttavia, notevoli difficoltà di produzione che riguardano i costi ma anche i tempi di sintesi e il mezzo di coltura, che deve essere adatto al tipo di cellula di partenza utilizzata.

Stesso discorso vale per il pesce, le cui cellule vengono messe in coltura in un mezzo che ne favorisca la crescita.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della carne sintetica?

Dal punto di vista dell’inquinamento, la carne prodotta in laboratorio riduce del 93% l’inquinamento atmosferico, del 95% lo sfruttamento del suolo, del 78% lo spreco di acqua. Oltre al fatto che, se i terreni non dovessero essere sfruttati per gli allevamenti intensivi, potrebbero essere destinati alle piantagioni di alberi.

L’uso di antibiotici, dal momento in cui la carne viene prodotta e lavorata in ambienti sterili e quindi meno soggetta a contaminazioni da virus e batteri, è nettamente minore.

Inoltre, essendo prodotta in laboratorio potrebbe essere integrata con sostanze come omega 3, funzionali al miglioramento dei valori nutrizionali. Ultimo, ma non ultimo, il vantaggio di eliminare gli allevamenti intensivi di animali.

Tra i contro della carne sintetica, per il momento c’è da considerare il prezzo, ancora troppo alto a causa dei costi di produzione. Secondo gli esperti della McKinsey, entro il 2030 il prezzo della carne coltivata in laboratorio potrebbe essere uguale a quello della carne tradizionale.

Infatti già ci sono stati dei cambiamenti a partire dal 2013, quando è stato prodotto il primo hamburger in laboratorio, costato 300 mila dollari: pochi anni dopo, il prezzo di mercato di una polpetta prodotta dalla Memphis Meat è sceso a 20mila dollari alla libbra e all’inizio del 2021 la Future Meat Technologies è riuscita a realizzare un petto di pollo da 160 grammi per solo 4 dollari.

Inoltre, per prodotti come latte e suoi derivati, e per la carne e per il pesce, le caratteristiche nutrizionali delle versioni alternative dovrebbero essere del tutto equiparabili e sovrapponibili a quelle degli alimenti tradizionali per poter essere venduti nei supermercati, e non è detto che ciò possa avvenire.

Ma qual è lo stato d’animo dei consumatori?

Senza ombra di dubbio, la produzione ed il consumo di carne sintetica continuano a suscitare molto scalpore. L’utilizzo della carne sintetica rispetto a quella tradizionale porta a una divisione netta nella popolazione tra chi è favorevole all’idea e chi la rifiuta.

Di certo l’attenzione sempre più marcata per la propria salute e per quella dell’ambiente fa da propulsore: la salvaguardia della salute umana e degli animali, e la sostenibilità ambientale rappresentano per molti l’unica scelta.

Sempre più persone per motivi sanitari, culturali, etici ed ambientali scelgono alternative vegetali a carne, pesce e derivati del latte. Senza tralasciare l’influenza esercitata da un messaggio lanciato lo scorso anno da Bill Gates che invitava i paesi ricchi a passare al 100% di carne sintetica (a prescindere dalle sue intenzioni di business dietro questa nuova tendenza).


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Un settore in crescita

Le aziende nel mondo che producono carne alternative (o carne finta) sono 800 circa. 90 delle quali producono carne in vitro. Nel 2020 il business ha raccolto capitali per 370 milioni di dollari, sei volte l’ammontare del raccolto nel 2019.

Oggi il mondo della bistecca alternativa attira investitori come Bill Gates e Leonardo di Caprio (da sempre attivista per la tutela del Pianeta e degli animali), che finanziano aziende come Beyond Meat, AlephFarms e MosaMeat, ma parecchi brand fanno capolino in questo settore, come Impossible Foods, Tyson Food, Gardein, Quorn Foods, Maple Leaf Foods, Amy’s Kitchen, Morningstar Farms e Sunfed Meats. Le stesse catene di Mc Donald’s e Burger King non disdegnano di avere hamburger vegetali nel loro menù.

La prima ha siglato un contratto di fornitura con l’azienda Beyond mentre la seconda ha testato anche in Italia panini con carne non carne di The Vegetarian Butcher.

Non esiste solo la sostenibilità ambientale, ma quella economica (dei consumatori) e sociale. Abbiamo molti dubbi su questa “soluzione” al problema. Ad esempio, ci chiediamo se a causa dei notevoli investimenti per produrre carne sintetica questa non diventi appannaggio esclusivo delle Big Company capaci di influenzare l’intera industria alimentare e dettare regole, consumi, tempi e prezzi.

Ed inoltre crediamo che in Italia abbiamo un regime alimentare unico chiamato Dieta Mediterranea che è riconosciuto universalmente come la migliore dieta al mondo.

Per ottenere 100 calorie, la dieta mediterranea genera un impatto ambientale di circa il 60 % in meno rispetto ad una alimentazione di tipo nordeuropeo o nordamericano, basata in misura maggiore su carni e grassi animali, piuttosto che su vegetali e cereali.

Proprio in merito al consumo di carne rossa, la Dieta Mediterranea prescrive meno di 2 porzioni a settimana. Se esportassimo il nostro regime alimentare oltre ai nostri prodotti probabilmente ci sarebbe meno bisogno di allevamenti intensivi e si potrebbe puntare sulla qualità anziché sulla quantità.

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