Perché lo zucchero potrebbe far saltare il Nutriscore e l’Italia già sta festeggiando?

nutriscore italia dice no

L’Italia continua la sua lotta a Bruxelles contro il Nutriscore, la famigerata etichetta a semaforo, ma adesso a fornirle un assist è l’Efsa. Come andrà a finire?

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) rilancia la posizione dell’Italia. Galeotto è stato lo zucchero, dato che non è possibile stabilire un limite massimo al consumo di zuccheri che determini con certezza il rischio a lungo termine per la salute. Questo renderebbe il Nutriscore poco attendibile.

Infatti, senza escludere che ci sia un collegamento tra gli zuccheri e una serie di problemi di salute, tra cui obesità, diabete e carie, e che il loro consumo debba essere limitato il più possibile, c’è da dire che non sono i singoli alimenti a creare un danno alla salute, ma la quantità assunta che deve essere controllata.

Rimarca il concetto il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio: “Il parere dell’Efsa è un rafforzativo importante dal punto di vista scientifico nella nostra guerra al Nutriscore. L’Efsa conferma quello che l’Italia da sempre sostiene, e cioè che non esistono singoli prodotti che fanno male o fanno bene, ma che è la quantità di un determinato prodotto, abbinata allo stile di vita, a fare la differenza”.

La battaglia al Nutriscore

Il presidente Federalimentare, Ivano Vacondio, ha ribadito la posizione della filiera dell’agroalimentare italiano sulla semplificazione schematica della informazione nutrizionale volontaria in etichetta, che sarà argomento di discussione anche a ridosso del Pre-Food Systems Summit, di scena a Roma: “Mai come in questo momento produttori e industriali devono essere uniti in questa battaglia contro sistemi di etichettatura come il Nutriscore nell’interesse dell’intero Paese. Non esistono prodotti buoni o cattivi in assoluto; quello che conta non sono gli alimenti, ma il sistema alimentare e le diete. E le etichette non devono demonizzare, piuttosto informare ed educare”.

Della stessa opinione Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura. “Ne va di mezzo il futuro dell’alimentazione. E insieme all’industria alimentare difenderemo il modello basato sulla nostra dieta mediterranea. Niente di tutto ciò può essere rappresentato dal sistema Nutriscore, pertanto insieme all’industria alimentare porteremo avanti la nostra battaglia in Europa, insieme al Copa e ai Paesi che sostengono il nostro sistema a batteria, basato sul concetto di dieta, sana e bilanciata, e sulla conseguente educazione alimentare”.

Alimentazione standardizzata

L’alimentazione sarà sempre più connessa al concetto di salute e alla cultura delle diete. È insensato contrapporre i prodotti alle abitudini alimentari, che dovranno in futuro coniugare scienza e tradizione. Questo il pensiero del direttore generale di Confagricoltura Francesco Postorino, che afferma: “I sistemi di etichettatura come il Nutriscore vanno nella direzione assolutamente opposta: verso la standardizzazione del concetto di alimentazione. Una deriva che dobbiamo assolutamente scongiurare nell’interesse dei produttori, ma soprattutto dei consumatori.”


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Cosa c’è in gioco?

La questione è sempre la stessa, il problema per il Made in Italy, soprattutto per l’export, dato che prodotti come l’olio d’oliva, il Parmigiano Reggiano e altre tipicità della dieta mediterranea potrebbero essere bollati con semaforo  arancione o rosso, indicazione fuorviante per chi acquista. Dato che il Nutriscore considera solo la percentuale assoluta di grassi, sali e zuccheri, per 100 gr di prodotto, e non della quantità contenuta in una singola porzione.

Il blocco italiano, che vede governo, imprese e agricoltori uniti nella battaglia contro il Nutriscore, ha parecchie argomentazioni, bisogna solo vedere se riuscirà a spuntarla.


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