5 domande sul cibo, cose che tutti dovrebbero sapere

domande sul cibo frequenti

Il cibo è un argomento centrale nella vita dell’uomo, mette in relazione più ambiti, ed è oggetto di frequenti domande nella vita di ogni giorno. Cosa vogliamo sapere?

Su alcune cose ci si interroga, mentre su altre è meglio non sapere la verità…del resto chi si domanda quanta carne rossa mangiare prima di andare ad una grigliata o se le comode insalate in busta fretta forse non andrebbero comprate? La salute alimentare tuttavia non va tralasciata, perché oltre il momento sociale e la convivialità, ci sono cose che tutti dovrebbero sapere per condurre uno stile di vita sano dal punto di vista nutrizionale. Abbiamo selezionato solo 5 domande sul cibo, rispetto ad un argomento così vasto, ma sono quelle più frequenti.

Quali sono le domande sul cibo più frequenti?

Meglio olio o burro?

Diversamente da ciò che si tende a pensare, il burro è meno grasso dell’olio. Tuttavia è la qualità di acidi grassi a fare la differenza. Infatti, l’olio extravergine di oliva contiene, per 100 grammi di prodotto, circa 83 grammi di acidi grassi insaturi, che abbassano il colesterolo cattivo e alzano i livelli di colesterolo buono. Diversamente, il burro, per la stessa quantità contiene circa 27 grammi di grassi insaturi e 49 grammi di acidi grassi saturi.

In più, l’olio extravergine non contiene colesterolo, che nel burro è presente per una quantità di 250 mg. Anche il punto di fumo è differente, quello del burro è molto basso e quindi è dannoso se si utilizza per le fritture. A favore dell’olio gioca anche la presenza della vitamina E, e di più di cento tipi di sostanze antiossidanti e di sostanze insaporenti.  Ciò non vuol dire che il burro debba essere escluso dalla nostra alimentazione, basta non abusarne.

Il pesce fa bene alla memoria?

È vero, il pesce è tra i migliori cibi per la memoria. Il merito non è del fosforo però, come in molti credono, ma della quantità di Omega 3 delle sue carni. Il ruolo del fosforo è quello di migliorare il ciclo metabolico delle cellule, ed è essenziale per la produzione di energia e per una sana formazione delle ossa e dei denti.

Altri cibi utili per la memoria, contenenti grassi essenziali Omega 3, sono la frutta secca, alcuni oli vegetali e semi oleosi.

Meglio lo zucchero o il dolcificante?

Le quantità di zucchero da assumere, in base alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non dovrebbero eccedere il 5% della quantità di energia (calorie) assunta durante una giornata (in pratica 5 cucchiaini da tè). È bene ricordare che queste sostanze non sono contenute solo nei dolci o nelle bevande, ma anche in molti altri prodotti (un cucchiaio da tavola di salsa ketchup, per esempio, contiene l’equivalente di un cucchiaio da tè di zucchero). Per questo il mercato si è cimentato a trovare soluzioni alternative, che però non sempre si rivelano migliori.

Alcuni dolcificanti, infatti, favoriscono diabete e obesità invece di prevenirli. E sebbene tutti quelli presenti sul mercato siano stati studiati e approvati da una commissione scientifica europea, quelli accettabili sono l’aspartame (che è stato definitivamente scagionato dal sospetto possa procurare il cancro) la stevia, di origine naturale ma che va sempre e comunque dosata, e l’acesulfame k, che insieme all’aspartame, è un edulcorante a zero calorie, ma che essendo contenuto in moltissimi cibi, potrebbe essere assunto in quantità maggiori rispetto alle dosi giornaliere consigliate.

Ha fatto parlare di sé anche l’eritritolo, un alcol zuccherino di origine vegetale che si ottiene tramite fermentazione, indicato in etichetta con la sigla E968. Questo dolcificante ha un ridotto apporto calorico ed un indice glicemico pari a 0. Poiché non influisce sul livello di insulina, è particolarmente indicato per i soggetti diabetici.

Sconsigliati, invece, sono la saccarina (che più degli altri provoca obesità e diabete) e il ciclamato, che è stato vietato negli USA.


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La carne rossa fa male?

Tra le domande sul cibo, questa è quella che più crea discussione. Mangiare carne rossa è pericoloso per la salute dell’uomo ma, come per ogni cosa, solo se il consumo è eccessivo. Un abuso di carne rossa infatti aumenta il rischio di malattie cardiache e dell’insorgere di alcuni tipi di tumore. Nell’intestino dell’uomo sono naturalmente presenti determinati batteri che trasformano un nutriente presente nella carne bovina in un composto in grado di accelerare la formazione di placche che si accumulano nelle arterie.

La dose giornaliera consigliata per gli uomini non dovrebbe superare i 50 grammi, mentre per le donne i 30 grammi, ma la media denota assunzioni superiori per entrambi. Eliminare del tutto la carne rossa sarebbe un errore, data la composizione nutrizionale. Inoltre la carne contribuisce al perfetto equilibrio nutrizionale della Dieta Mediterranea. La carne bovina contiene vitamine del gruppo B, sali minerali e numerosi aminoacidi essenziali. La carne più dannosa è quella lavorata, ovvero quella trasformata attraverso processi di salatura, polimerizzazione, fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentarne il sapore o migliorare la conservazione (wurstel, insaccati, salsicce). Meglio sempre non eccedere.

L’insalata in busta fa male?

Sulla sua comodità nessuno ha da eccepire, ma dal punto di vista salutare l’insalata in busta non è del tutto sicura. Negli ultimi anni ci sono stati diversi studi sulla qualità di questo prodotto. Per le insalate in busta, definite di quarta gamma, categoria in cui rientrano le verdure crude pronte per il consumo, sono entrate in vigore nuove regole in materia di produzione, confezionamento e commercializzazione nel 2015.

Prima di allora, durante le indagini sui prodotti, erano state ritrovati patogeni e batteri in quantità elevata. In generale, la verdura non consumata subito, moltiplica il numero di batteri presenti su di essa. Per questo viene lavata con cloro e anidride solforosa, che oltre ad eliminare i patogeni, fungono anche da conservanti permettendo alle foglie di mantenere un aspetto normale.

Nessun problema dunque, se non fosse che ha perso almeno la metà delle proprietà nutritive in origine. Le insalate in busta non rappresentano un problema, solo se vengono messe in atto tutte le corrette procedure di confezionamento, conservazione e trasporto, rispettando sempre la catena del freddo di 4°. Solo in questo modo non si incorre in una proliferazione batterica. Proprio per questo le donne incinte non dovrebbero mangiare insalate in busta.


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