Italian Sounding: quali paesi taroccano di più il cibo italiano?

Italian Sounding e il paradosso: i taroccatori più attivi del Made in Italy sono i paesi più ricchi. La contraffazione alimentare impatta sempre di più sulla crescita dell’Italia e supera quota 100 miliardi.

Parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano l’Italia usate impropriamente, alimentano in maniera esponenziale il fenomeno dell’Italian Sounding.

L’emergenza sanitaria nel primo periodo ha frenato il commercio internazionale e ciò ha incrementato la domanda estera di Italia nel piatto per valori preoccupanti. Da alcune stime gli alimenti taroccati superano il doppio delle esportazioni agroalimentari Made in Italy e, a sorpresa, sono i Paesi più ricchi ed emergenti del G20 i maggiori responsabili del cibo falso italiano. Stati Uniti e Canada, ma anche Russia e paesi europei come Germania, Inghilterra, Argentina, Messico, Brasile, e Polonia. Tutti contribuiscono a generare una situazione commerciale in cui due prodotti italiani venduti su tre sono falsi, senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese. Proprio quest’ultimo aspetto potrebbe ricevere il maggior beneficio: la lotta all’Italian Sounding potrebbe generare ben 300mila posti di lavoro in Italia.

100 miliardi di danni Italian Sounding

I dati raccolti dalle Dogane sui danni prodotti stimano ormai in 100 miliardi il valore di vini, formaggi, olii taroccati in vendita nel mondo.

Con una crescita esponenziale: nel 2017 la stima si fermava a 60 miliardi. La lotta al falso di marca prosegue e nei primi mesi del 2021 l’attività di contrasto all’italian Sounding ha portato al sequestro di 2,2 tonnellate di merce contraffatta e all’applicazione di sanzioni per oltre 20 milioni di euro.

I colpevoli

Chiunque ha viaggiato all’estero, si è trovato almeno una volta di fronte una storpiatura di prodotto italiano o di una ricetta. In Belgio si può mangiare una carbonara in cui il Pecorino Romano è sostituito da panna, in Germania la cotoletta alla milanese è fritta in olio di semi, in Inghilterra c’è una versione di spaghetti alla bolognese sconosciuta persino a Bologna. Per non parlare dell’apice raggiunto dagli improponibili abbinamenti sulla pizza (una parola, ananas).

Parmesan invece che Parmigiano Reggiano, Cambozola e non Gorgonzola, Zottarella e non mozzarella. La Cina, che invade l’Italia di derivati di pomodoro (vedi recenti scandali) pre7ì23qìèìèwferisce passate italiane, almeno di nome, come il Gino Tomato Paste o il Ciao Doppio Concentrato. In Russia, dopo l’embargo sui prodotti tricolori è nata una notevole industria di Parmesan Dolce e salame Milano.


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Come combattere l’Italian Sounding?

Se all’estero c’è chi compra prodotti taroccati lo fa anche perché non c’è una capacità spiccata da parte nostra di farci riconoscere, e questo è un fatto. È anche vero però che in alcuni paesi come gli Stati Uniti, le indicazioni geografiche non hanno la stessa tutela prevista dalle normative europee per i propri prodotti, ma solo per i marchi. Questo vuol dire che i prodotti realizzati negli Usa che utilizzano associazioni all’italianità, in realtà non violano nessuna norma.

Sarebbe quindi necessario raggiungere una legislazione condivisa per tutelare le eccellenze a livello internazionale, che al momento non esiste. Nel frattempo…  c’è una soluzione gratuita, a portata di smartphone: Authentico!

Authentico dal 2017 è attiva per la tutela dei consumatori e per la protezione delle eccellenze agroalimentari made in Italy. Attraverso un’app gratuita è possibile scoprire se il cibo che si sta per acquistare è veramente italiano oppure no. Grazie alla soluzione Authentico Blockchain, inoltre, il consumatore può conoscere l’origine della materia prima attraverso la tracciabilità di filiera: un modo per le aziende di infondere un nuovo livello di fiducia nei clienti con la massima trasparenza.


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